Affitti Privati

...annunci di affitto tra privati senza costi di agenzia!

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Mercato Immobiliare

L'andamento e le previsioni del mercato immobiliare

L'ufficio in affitto: è il co-working

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Si scrive co-working, si legge ufficio su prenotazione. Da condividere con altri professionisti, tutti rigorosamente senza fissa dimora (lavorativa). L’idea è nata in Inghilterra, dove lo stile di vita «co-» è già realtà da qualche anno, per il lavoro, per la casa e anche per la spesa. Perché dove si co-ndivide spesso si risparmia e, in più, ci si arricchisce di altre esperienze.
 
Fonte: Il Corriere della Sera

Affitti, Calderoli annuncia decreto ad hoc per la cedolare secca

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La cedolare secca per gli affitti sarà varata con un provvedimento ad hoc, probabilmente un decreto. L'annuncio è arrivato dal ministro per la semplificazione normativa, Roberto Calderoli. E l'opposizione si è detta d'accordo anche su un eventuale emendamento al decreto incentivi.

Non sarà una norma del Piano casa. Il ministro aveva già provato questa mattina a inserire la disposizione nel ddl sul federalismo fiscale con un emendamento poi ritirato. «Il clima in aula è stato positivo: pur non condividendo le modalità e il fatto che non c'era tempo per discuterne, anche le opposizioni sono d'accordo sul merito». E allora, continua Calderoli, visto che «un testo ce l'ho pronto, presenterò un provvedimento ad hoc». Insomma, non sarà una norma inserita nel piano casa («non voglio mescolare le cose, sono due cose diverse»), ma potrebbe essere un decreto («Chissà mai, le opposizioni mi hanno detto che se lo faccio per loro va bene»).

Soro (Pd): sì anche a un emendamento al decreto incentivi. E dal canto suo l'opposizione sembra d'accordo. Antonello Soro, capogruppo dei deputati del Pd a Montecitorio, è favorevole alla decretazione d'urgenza o a una rapida via di approvazione. Per lui l'introduzione di una cedolare secca sui contratti di affitto delle abitazioni «è un argomento sul quale c'è il presupposto d'urgenza», quindi «il governo dovrebbe fare un decreto», o «utilizzare uno dei decreti già in discussione in Parlamento come quello incentivi».

È una tassazione secca, non ad aliquota marginale. La cedolare secca è riconosciuta come misura anti-evasione, con la quale i proventi degli affitti vengono tassati separatamente rispetto al reddito principale del proprietario e sottoposti a un prelievo fisso («cedolare secca»), che fino a oggi è sempre stato ipotizzato intorno al 20 per cento. Non più, dunque, rispetto all'aliquota marginale del proprietario.

Il progetto era naufragato la scorsa legislatura. Il progetto di una cedolare secca era già stato lanciato la scorsa legislatura da Francesco Rutelli, ma era naufragato per carenza di risorse. Rispolverata, poi, dal Governo Berlusconi nel giugno 2008, quando il sottosegretario all'Economia Luigi Casero, in occasione di un dibattito alla Camera sul taglio dell'Ici, aveva reso noto che il Governo stava valutando la misura. Lo stesso premier Silvio Berlusconi ha spesso ricordato che il programma del Pdl prevede «anche la graduale introduzione della tassazione separata dei redditi da locazione».

Calderoli: porto via l'immobile a chi non rispetta le regole. L'impatto della norma, secondo le stime del ministro Calderoli, non sarebbe gravoso per le casse dello Stato. «Allargando la base imponibile, il gettito sarà più alto della riduzione di risorse che deriverà dall'abbassamento dell'aliquota». Secondo le stime dell'ex viceministro dell'Economia Visco la cedolare secca sarebbe costata almeno 4 miliardi di euro, mentre i tecnici della Margherita di Rutelli la stimavano in 2,2 miliardi. Il ministro Calderoli si aspetta che, riducendo la pressione fiscale, emerga un po' dei contratti in nero che caratterizza il settore. E per chi dovesse poi ostinarsi a non denunciare i contratti di affitto, si annunciano sanzioni pesanti: «a chi non denuncia il contratto, porto via l'immobile».
 
Fonte: Il Sole 24 Ore

Immobili, a fine 2008 prezzi giù per calo vendite - Bankitalia

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Nel quarto trimestre del 2008 i prezzi di vendita degli immobili residenziali sono risultati in calo rispetto ai tre mesi precedenti per il 57,6% delle agenzie.

È quanto emerge da un'indagine congiunta di Bankitalia
Tecnoborsa, società creata dalle Camera di commercio per lo sviluppo del mercato immobiliare.

"Per il primo trimestre del 2009 una larga maggioranza degli agenti (77%) ha giudicato 'sfavorevoli' le condizioni prevalenti sul mercato immobiliare di riferimento", e anche la situazione del mercato nazionale all'inizio del 2009 viene giudicata "in peggioramento per il 61% degli agenti", si legge nella sintesi dei risultati.

Entrando nel dettaglio delle rilevazioni sull'ultimo trimestre dello scorso anno, "le valutazioni degli agenti segnalano una più diffusa tendenza al ribasso nelle regioni del Nord Est e, in tutte le ripartizioni geografiche, nelle aree urbane (il cui capoluogo ha più di 250.000 abitanti)".

Secondo le indagini le abitazioni più vendute sono quelle di media dimensione (tra 71 e 120 mq) in tutte le aree del Paese ad eccezione delle regioni del Centro, dove prevalgono le transazioni di alloggi più piccoli (fino a 70 mq). In tutte le città si riscontra un maggior numero di scambi nelle zone semi-centrali e relativamente ad alloggi liberi, non di lusso e già abitabili.

Per quasi metà degli agenti interpellati, alla fine dello scorso anno il numero complessivo di incarichi a vendere ancora da evadere era aumentato rispetto a tre mesi prima (contro una quota del 15% che dichiara una riduzione). La percentuale risulta inferiore nelle regioni del Nord Ovest e superiore in quelle del Nord Est.

Il rialzo riflette, da un lato, l'aumento dei nuovi
incarichi acquisiti nel trimestre rispetto al precedente, per il 38,5% degli operatori (contro il 24,4 che li vede in diminuzione). Dall'altro, rispecchia la debole dinamica delle vendite su incarichi pregressi.

"Tra le cause di cessazione degli incarichi a vendere nel corso del periodo di riferimento spiccano sia l'assenza di proposte di acquisto a causa di prezzi di offerta ritenuti troppo elevati (64,7% delle agenzie), sia proposte di acquisto a prezzi ritenuti troppo bassi dal venditore (52,3%)", si legge nella sintesi dei risultati.
 
Fonte: Reuters

Cgil, affitti aumentati del 16% nel 2008

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Nel 2008 gli affitti sono aumentati del 16% e nei prossimi tre anni 150 mila famiglie sono a rischio sfratto per morosità. A lanciare l’allarme sul fronte abitativo è una indagine della Cgil, in collaborazione con il Sunia, il sindacato degli inquilini. L’affitto pesa sempre più, infatti, sul bilancio di una famiglia media, spesso monoreddito, con percentuali che il sindacato giudica «insostenibili»: circa il 50-70% medio ma con punte ’eccezionalì come quelle che la Cgil ha registrato a Roma e Milano dove gli affitti incidono tra l’82 ed il 92% del reddito. È da questa situazione, dalla «insostenibilità dei canoni, delle spese per l’abitazione e dell’aggravarsi della situazione economica e occupazionale», dice il sindacato, che senza misure di sostegno al reddito delle famiglie in affitto, nel triennio 2009/2011 si prevede che altre 150.000 famiglie perderanno la propria abitazione, subendo uno sfratto per morosità, essendo incapaci di far fronte al pagamento dell’affitto.
Fonte: Il Corriere della Sera
Ultimo aggiornamento Domenica 09 Gennaio 2011 16:50

Confedilizia. Piano casa occasione per rilanciare gli affitti

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Con una nota, il Presidente di Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani rende noto che "Pur nell’attesa di conoscere nel dettaglio le norme che saranno varate, le misure di liberalizzazione urbanistica annunciate dal Governo appaiono apprezzabili. Sono un segnale importante, che non potrà non esercitare benefici effetti, soprattutto sul piano psicologico".

"Una misura perlomeno altrettanto efficace, se non più efficace, sarebbe il rilancio dell’affitto attraverso la tassazione separata dei canoni" sostiene Sforza Fogliani, che propone "Se la locazione di immobili – oggi soffocata dalla fiscalità erariale e locale – tornasse alla redditività, il recupero di tanti immobili oggi inutilizzati perché bisognosi di lavori di ristrutturazione o di rimessa in pristino, sarebbe immediato".

A tal proposito, Confedilizia calcola che in Italia vi siano "fra i 700 e gli 800 mila immobili inabitabili perché da ristrutturare o da rimettere in pristino, in gran parte situati nei centri storici. Le annunciate disposizioni del Governo in materia di edilizia renderebbero più facile l’utilizzo di questi immobili per i casi in cui i proprietari siano intenzionati ad adibire gli stessi a loro abitazione. Molti di essi potrebbero peraltro anche essere destinati all’affitto a canoni agevolati, vale a dire stabiliti dagli accordi stipulati dalla Confedilizia in tutta Italia con i sindacati degli inquilini, come prevede la legge. Ma perché tali immobili vengano destinati alla locazione, occorre che l’affitto torni ad avere una redditività, ed è per questo che Confedilizia chiede che la maggioranza – dando attuazione, fra l’altro, ad un preciso punto del suo programma – introduca per i contratti di locazione agevolati una cedolare secca del 18-20%".

"L’introduzione della cedolare secca per i contratti di locazione agevolati – che, secondo i calcoli dell’Ufficio Studi di Confedilizia, costerebbe all’Erario meno di 200 milioni di euro – contribuirebbe, da un lato, a rilanciare l’affitto e, dall’altro, ad agevolare tutte quelle famiglie che sono alla ricerca di immobili in affitto, magari quale via d’uscita da mutui già in essere ovvero quale alternativa all’accensione di nuovi mutui".

Nelle bozze in circolazione del Piano casa, però, c’è una norma che preoccupa Confedilizia, quella che prevede l’introduzione del fascicolo del fabbricato, un vecchia norma presentata dal Governo D’Alema.

"Il Piano dovrebbe servire a mettere in moto l’edilizia. Il fascicolo, al contrario, metterà in moto solo carte, gravando chi voglia eseguire una nuova costruzione o ricostruire un immobile a seguito di integrale demolizione, di nuove spese". Prosegue Sforza Fogliani "Allo stato, per quanto se ne sa, la formazione del fascicolo sarebbe infatti demandata ai Comuni, ma è facile comprendere che questi scaricheranno allo scopo nuovi adempimenti, e quindi nuove spese, a carico di chi voglia costruire. Addirittura il testo concederebbe ai Comuni la facoltà di provvedere alla formazione del fascicolo e di una scheda tecnica descrittiva anche per i fabbricati esistenti. E si prevederebbe espressamente che in occasione di ogni successivo intervento edilizio eccedente la manutenzione ordinaria, il fascicolo dovrebbe essere aggiornato, “su richiesta del Comune e a cura dei proprietari”, entro sessanta giorni dall’ultimazione dei lavori".

"Se una norma di tale portata sarà confermata, ci si troverebbe davanti ad un provvedimento contraddittorio in piena regola. Da una parte, si dice di voler sburocratizzare ed aiutare la ripresa edilizia, e dall’altra si torna a porre, di fatto ed anche formalmente, nuovi obblighi e nuove spese a carico della proprietà". Conclude il Presidente "Nella sostanza si fa poi tutto il contrario di quanto hanno in più occasioni stabilito i giudici di ogni ordine e grado, fino al Consiglio di Stato, ripetutamente bocciando il fascicolo in questione. C’è da restare increduli e fino all’ultimo speriamo in un diretto intervento del Presidente del Consiglio che valga a scongiurare un provvedimento iniquo, di cui gli italiani – in un momento in cui si deve puntare sul lavoro produttivo e non sul lavoro buroindotto – non hanno proprio bisogno".

 Fonte: L'Occidentale

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